Progetto GrTrsg

Dalla sfida privata all’agorà

Il gruppo della trasgressione, costituito da detenuti del carcere di San Vittore e da studenti universitari, lavora dal 1997 sull’esperienza di chi ha commesso pesanti reati e sul sostrato affettivo che, anche nelle persone comuni, può portare a piccole violenze sugli altri e su se stessi. Costante del nostro modo di procedere è la ricerca delle analogie e delle differenze fra le più comuni e semplici fantasie, i piccoli vizi e le nevrosi personali, gli abusi di potere sulla propria e altrui libertà.

Si tratta di un laboratorio permanente, con alcuni temi privilegiati sui quali si torna spesso, e altri che ne costituiscono di volta in volta dei possibili sviluppi. Punti di partenza della riflessione sono i sentimenti che si accompagnano ai primi reati, alla insoddisfazione che tante volte vivono gli adolescenti nel rapporto con se stessi e con gli adulti. Sono dunque temi ricorrenti: il rancore, la sfida, la trasgressione, il potere. Da questi, lo sguardo si allarga verso il senso dell’imperfezione, il conflitto, le aspirazioni, le delusioni, fino a toccare temi quali l’identità personale, la relazione con gli altri, la responsabilità, le regole, la legge.

Dagli incontri nascono documenti che vengono letti e commentati pubblicamente e poi inseriti sul sito www.trasgressione.net. Obiettivi del gruppo della trasgressione sono principalmente: l’evoluzione personale e professionale di chi ne fa parte; la ricerca di un rapporto fattivo fra carcere e società esterna.

Quando il gruppo dimostra di avere raggiunto una discreta preparazione su un tema, si organizza un convegno o un concerto aperto ai cittadini. Quelli sull’Imperfezione, la Sfida, la Punizione, le Funzioni della Legge, il Rapporto Genitori/Figli, il Ritorno del Figliol Prodigo, il Bullismo, il Male, hanno avuto luogo (in carcere, in università, in sedi del Comune di Milano e Arona, in teatri) in combinazione con la presenza eterogenea di esperti che stimolavano il gruppo a intrecciare i propri sentimenti e le conoscenze maturate fino a quel punto con i grandi temi della nostra cultura.

Nel tempo, il gruppo della trasgressione ha stabilizzato la collaborazione con docenti di storia dell’arte, di letteratura, di diritto, di filosofia; con insegnanti di scuole medie superiori in relazione all’attività di prevenzione di bullismo e tossicodipendenza; con gruppi di scout, con studenti universitari e neolaureati che che vengono per fare tirocinio o per diventarne membri effettivi.

Da quando il gruppo è nato, molti dei suoi componenti detenuti sono oramai liberi cittadini o detenuti che beneficiano delle misure alternative previste dalla legge. Molti di loro, quando possono, partecipano ai grandi eventi del gruppo, mantenendo un legame sia con i compagni sia con gli obiettivi dell’associazione (vedi lo statuto di trasgressione.net).

Si sa che le diverse attività lavorative in carcere aiutano il detenuto ad acquisire delle competenze per affrontare il ritorno alla libertà, ma l’ex detenuto, per diventare un cittadino responsabile, oltre che del lavoro, ha bisogno di bonificare i sentimenti che lo avevano indotto a delinquere e di irrobustire un’identità sociale e progettuale coerente con gli interessi della collettività (vedi la comunicazione di Dino Duchini).

Il gruppo della trasgressione agisce come un’officina o una camera di gestazione nella quale, senza forzature e senza indottrinamenti, il detenuto riprende un percorso interrotto. Il risultato (che si può toccare con mano venendo al gruppo) è che chi ha commesso reati, dopo qualche anno di lavoro, non sente di tradire l’immagine di sé con la quale viveva nell’epoca dei reati, ma piuttosto di recuperare quello che di sé che aveva perso per strada.

Negli ultimi anni i detenuti hanno potuto provare il Piacere della Responsabilità (è il titolo di un nostro convegno), portando il lavoro svolto su se stessi ad adolescenti con situazioni familiari problematiche. La collaborazione con alcuni istituti scolastici ha infatti permesso che detenuti e adolescenti di alcune scuole medie secondarie diventassero, gli uni per gli altri, interlocutori critici e, allo stesso tempo, agenti di responsabilizzazione reciproca e attivatori delle risorse dell’altro.

Tali incontri, voluti dalle scuole e dalla direzione del carcere e avvenuti dentro le mura di San Vittore e dentro le scuole, aiutano il detenuto a riappropriarsi della propria identità di cittadino mentre egli porta un servizio alla collettività e, allo stesso tempo, favoriscono il percorso evolutivo dell’adolescente.

Va evidenziato che il risultato finale viene favorito anche dal fatto che il gruppo si presenta nelle scuole in tutta la sua ampiezza: persone attualmente detenute, ex detenuti che continuano a far parte del gruppo, studenti di psicologia, giurisprudenza e filosofia. La partecipazione degli ex detenuti e l’intesa fra detenuti e membri esterni del gruppo sono per gli allievi la prova del fatto che il lavoro su se stessi e su progetti comuni permette di non rimanere schiacciati dagli errori del passato e che l’impegno collettivo permette di conseguire risultati stabili.

Come abbiamo cercato di riassumere, in carcere e fuori dal carcere, il gruppo della trasgressione lavora sui processi che inducono l’individuo ad assumere una particolare identità e sulle condizioni che ne permettono e ne promuovono l’evoluzione. Ma questo processo richiede un training lungo e impegnativo (a maggior ragione per quei detenuti che partecipano agli incontri con i ragazzi delle scuole).

Nonostante il gruppo sia nato e cresciuto a San Vittore, probabilmente gli istituti di Opera e di Bollate hanno oggi condizioni più favorevoli perché questa attività possa esprimere le sue migliori potenzialità. Proprio per questo, speriamo che le autorità responsabili possano accogliere la nostra proposta di cominciare a lavorare con una autorizzazione ufficiale anche in queste sedi.

Nella sede di Bollate, in particolare, il gruppo potrebbe anche caratterizzarsi per l’intervento sui detenuti in semilibertà, i quali hanno sollecitazioni e conflitti diversi rispetto al detenuto che soggiorna stabilmente in carcere. Il semilibero vive una condizione che, pur se desiderata, stressa molto di più della comune detenzione; come riferiscono alcuni detenuti semiliberi, il contrasto fra i vincoli morali e normativi e le tangibili contraddizioni della società esterna mette a dura prova la volontà di reinserimento. Come suggerito in passato dalla dott.ssa Manzelli, per il detenuto semilibero avere la possibilità di riflettere su tali sollecitazioni all’interno del clima amichevole del gruppo potrebbe costituire una considerevole risorsa.

Aspetti economici

Da quando è nato a oggi, il gruppo della trasgressione è stato portato avanti in maniera autonoma e senza alcun finanziamento esterno. Per essere più rigorosi, riferisco che, per volontà del dott. Luigi Pagano fino a quando è stato direttore di San Vittore e della Dott.ssa Gloria Manzelli negli anni più recenti, parte delle 64 ore mensili previste dal Ministero della Giustizia per me in qualità di esperto ex art. 80, sono state destinate all’attività del gruppo.

Si intuisce tuttavia che l’attività, fra incontri in carcere e attività complementari svolte all’esterno, richiede un impegno molto più gravoso, a maggior ragione da quando il gruppo lavora con le scuole per la prevenzione e da quando sono stati avviati in maniera informale i gruppi di Opera e di Bollate. Sarebbe pertanto desiderabile, per la buona continuazione dell’attività, un piano di finanziamento.

Con la richiesta che tale finanziamento possa essere preso in considerazione dalle autorità competenti o ne possa essere promossa la concessione da parte di istituzioni esterne al carcere (quello che ho provato a chiedere da solo al Comune di Milano è rimasto lettera morta), allego il prospetto dei costi, lo statuto della nostra associazione e alcuni documenti scritti da detenuti del gruppo per meglio dettagliare la nostra attività e il nostro metodo.

Prospetto dei costi per il coordinamento del gruppo in uno degli istituti milanesi

L’attività del gruppo richiede un investimento in termini di tempo (per quel che riguarda il conduttore) che può essere riassunto come segue:

  • 4/8 ore la settimana, a seconda che vengano effettuati uno o due incontri;
  • circa 4 ore la settimana, per i colloqui individuali con i detenuti (che chiedono spesso colloqui per essere aiutati a comprendere o a migliorare i loro contributi scritti);
  • circa 12 ore la settimana per lavorare sugli scritti dei detenuti e degli studenti, per pubblicarli sul sito, per promuovere e curare gli incontri con la società esterna (scuole, scout), per mantenere i rapporti con i diversi collaboratori esterni e per organizzare i convegni.

Nel complesso, circa 22 ore la settimana, per circa 45 settimane; cioè un migliaio di ore l’anno. Per una tariffa di 25 euro orari, circa 25.000 euro annui.

  • Materiale didattico (carta, cartelle per i convegni, locandine, inchiostro stampanti, registratore per l’archiviazione degli incontri, video proiettore, materiale informatico, supporto audio per gli incontri in carcere (microfoni, casse, mixer, cavi): una spesa iniziale di circa 2500 euro + circa 1500 euro l’anno.
  • Spese per gli spostamenti, telefonate, gestione del sito, piccoli compensi per gli studenti quando svolgono lavori redazionali particolarmente impegnativi (verbali di incontri importanti, atti dei convegni): circa 2500 euro l’anno.
  • Contributo per le spese degli ex detenuti che a volte vengono da fuori Milano per partecipare agli incontri: circa 1000 euro l’anno.

In totale, circa 30.000 euro l’anno + 2500 euro iniziali per l’attrezzatura.

Per Trasgressione.net
Angelo Aparo

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