Lasciamoci ispirare

Trovo splendido questo articolo di Carlo Galli (docente di Storia delle dottrine politiche a Bologna) e penso anche che la sua analisi possa costituire la base sulla quale far proseguire con più forza la dinamica sinergia che contraddistingue oggi il gruppo (ovviamente stando in Italia e guardando all'America di Obama).

Che diventi il nostro manifesto!

Leggetelo, gustatene le parole e lasciatevi ispirare…

-La tradizione europea è diversa da quella americana-

IMMAGINAZIONE
SENZA POTERE

CARLOGALLI

Non di sola ragione, né di soli interessi, e neppure di
sole istituzioni vive la politica: le passioni collettive
vi hanno parte centrale. Accanto alla violenza
dell’avversione e dell’amore, un ruolo determinante
hanno la speranza, il sogno, la visione che sfonda l’orizzonte
del presente, delle sue difficoltà e delle sue paure,
e che apre una prospettiva su un futuro diverso.
Nella vicenda statunitense il sogno e la visione hanno
uno spazio privilegiato: è la profezia della libertà, la plastica
e potente immaginazione di un altro modo di abitare
questo mondo, che dà forza all’azione dell’uomo, che gli
fornisce l’impulso e l’energia per andare oltre le condizioni
presenti, per marciare verso “la città sulla collina”. L’indipendenza
dall’impero inglese, la spinta della frontiera
verso l’Ovest, lo stesso New Deal, sono prima di tutto dei
sogni di libertà, delle visioni di speranza, grazie alle quali
un leader carismatico comunica fiducia a un popolo. Tanto
più questa potenza del sogno agisce nel caso del popolo
nero, che alla visione della libertà - ricalcata su moduli profetici
biblici, che hanno reso i discorsi politici dei leader
afroamericani assai simili a sermoni dal pulpito - deve la
propria forza di resistenza, la propria anima politica. Per
bianchi e neri, in ogni caso, il sogno veicola l’idea che tutto
è possibile all’uomo che segue la propria visione, l’idea che
lo spazio politico è veramente aperto e sconfinato, conquistabile
con il coraggio della libertà. È la visione che, negli
Usa, dà la prima spinta alla politica, nei suoi momenti alti
e nuovi: il che significa che la società americana - nonostante
il rischio dell’apatia di massa che alla democrazia è
connaturato - è capace di muoversi, prima che in virtù delle
dinamiche istituzionali e partitiche, e al peso degli interessi,
grazie a una sua interna vitalità immaginativa che
passa per le menti e i cuori dei cittadini e dei leader, e che le
istituzioni assecondano consentendole di esprimersi liberamente.
Diversa è la tradizione europea, dove l’energia mobilitante
della visione politica si è, nella modernità, cristallizzata
nelle ideologie; che sono sì una immaginazione collettiva
di un mondo nuovo, ma che pretendono di essere
più che sogno, o più che semplice utopia, anelito, speranza:
che si propongono come scienza, come certezza, come
disegno anticipatorio di un destino che troverà realizzazione
non tanto nella spontaneità e nella nativa libertà dell’azione
individuale e collettiva ma nell’organizzazione di
un partito e nella solidità delle istituzioni. Quando il giovane
Marx parla del «sogno di una cosa» che ha accompagnato
la storia (anzi, la preistoria) dell’umanità, e afferma
che quel sogno troverà la sua realizzazione nella prassi
“scientifica” che produce il comunismo, il vero inizio della
storia umana, dimostra questa sostituzione del sogno con
l’ideologia, che caratterizza la civiltà politica europea. La
causa di questo fenomeno, che non è tipico solo della sinistra,
sta nel fatto che lo spazio politico europeo non è aperto
ma anzi è talmente saturo di storia, di tradizione, di istituzioni
e di autorità, che l’agire nativo, individuale e collettivo,
l’inseguire un sogno, non pare adeguato a smuovere il
peso del reale. È come se l’azione dei singoli e dei movimenti
fatichi a smuovere, a mobilitare, i due millenni, e oltre,
della nostra civiltà; come se il soggetto e la società non
siano sufficientemente sicuri di sé. L’Europa ha conosciuto
certamente grandi sommovimenti, profonde rivoluzioni,
ma sono state applicazioni di teorie, deduzioni da filosofie,
idee che hanno trovato baionette a sostenerle - secondo
il motto di Napoleone; l’immaginazione al potere -
il grande slogan del Sessantotto, che esprimeva l’impulso
di una generazione a liberarsi da autorità, istituzioni e ideologie
- è stato una fiammata, poi rifluita nella quotidianità,
o in nuove cattive pratiche ideologiche.
Così, in Europa, il sogno, la visione, la libertà, si sono dunque
trasformate: la ragione politica si dà il compito di svegliare
i dormienti dal loro sonno; l’ideologia di indirizzare
l’azione dei risvegliati; il partito di guidarli alla vera liberazione;
l’istituzione (lo Stato), di garantirne, limitandola, la
libertà. Per questo motivo, spesso, nel recente passato, i sogni
si sono tramutati in incubi; e per lo stesso motivo nel nostro
tempo l’immaginazione corre il rischio di spegnersi
nell’immagine televisiva, il sogno nell’assopimento indotto
dalla propaganda, l’entusiasmo nella macchina dei partiti.
Per questo motivo ci capita, davanti all’esempio americano,
di essere spettatori di una visione che ci appare affascinante,
ma che dubitiamo possa mai fare per noi.

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