Riscrittura del mito: l'ultima scena

Materiale ricavato dagli incontri a San Vittore con gli studenti di Tradate e Saronno del 15/19/26/29 aprile 2010

Le prime tre scene

ULTIMA SCENA – La punizione del masso

Zeus, stanco delle ripetute sfide di Sisifo agli dei, decide di condannarlo con una punizione esemplare: spingere per l'eternità un masso fino alla cima di una montagna, da dove la pietra rotolerà nuovamente giù fino alla base, per un nuovo giro del supplizio senza fine.

Sisifo, dopo anni di fatica spesa inutilmente, comincia a interrogarsi e a parlare al masso, che gli risponde.

Ripensa alla sua vita, al difficile rapporto col padre, al suo essere padre oggi, lontano dal figlio, che ha tradito. Teme che la rabbia che il figlio prova per l’assenza del padre lo conduca alla ricerca di surrogati, così come era accaduto a lui stesso, portandolo a commettere errori irrimediabili. Crede che se non riuscirà a interrompere il giro, la condanna del masso verrà inevitabilmente tramandata a suo figlio. E così per tutte le generazioni future.

Il masso, da parte sua, stimola Sisifo a riflettere e osserva che ogni individuo ha la responsabilità di fare diventare legna per la stufa le domande lasciate in sospeso dai propri genitori.

Il futuro, quindi, resta da scrivere.

L’uomo tende a riprodurre le ferite subite nel passato nel tentativo di trovare un modo per ricucirle; spesso però questi tentativi lo portano sempre più lontano dai propri obiettivi. Occorre un ambiente favorevole e delle relazioni feconde perché la persona possa ricucire lo strappo e costruire il proprio futuro.

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