Vaso di Rubin
La parte più virile non fa passare, non cede il passo, alla parte più fragile. Non la scarta, è una parte del cuore, di se, ma deve prima superare la prova “del metallo e del candore” e rimanere salda sui piedi.
…
Sono tentato però di leggere la sua poesia ribaltando le posizioni delle parti in gioco. E allora colui che parla, che pone la domanda iniziale Chi sei?, è la parte debole, fragile di Curzio. Qui non puoi passare, dice alla parte più forte e virile, non puoi avere pensieri piccini, vili, traditori e se il labbro trema ancora vuol dire che ancora menti. Io che sono metallo (ancora da forgiare?) e candore (non ho ceduto alla menzogna delle lusinghe), desidero danzare coi compagni di gioco, essere libero. Ma se rimani saldo sulla tua volontà di cambiare, nessuno ti scarta, nessuno vuole reprimerti, sei parte di me, sei parte del cuore.
(Adriano Avanzini, commento alla poesia di Curzio)
CHI SEI?
Chi sei? Qui non puoi passare
Mostra il tuo viso e fierezza di sguardo
Non c’è posto per pensieri piccini
E se il labbro trema ancora non dici il vero
E fai torto ad entrambi
Io sono metallo e candore
La lingua sobbalza non per menzogna
Ma desiderio di danza coi compagni di gioco
Ma se rimani solo perché saldo di piede
Nessuno ti scarta
Sei parte del cuore
(Curzio, Rilanci da Bollate )
Nicoletta Boris, Io e il mio doppio, 2006 (tratto da: nicolettaboris.it)
"Lui ricercava emozioni forti per tenerne a bada altre dolorose; a me vomitare nelle situazioni più assurde e pericolose dava la sensazione di essere potente e allontanare ogni paura. E poi la rabbia, la paura di esprimerla, il timore che l'altro non ci voglia bene e non si accorga di noi, il vuoto da riempire, il volersi punire, coprire, nascondere, mostrarsi. Tutto così simile, così vivo.
Mi sento su un confine, tra un mondo cupo e doloroso ma noto, dove ogni emozione viene accuratamente sotterrata, e un mondo più ricco, fatto di relazioni, di imprevisti, di singolari trasgressioni." (Livia, Trasgressioni)
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"Ero diventato un bravo camaleonte e un abilissimo mentitore; ero talmente bravo da non capire più neanche io chi fossi veramente… e, sinceramente, non so se in questo momento lo so. […]
Oggi penso che
quando ho cominciato a cambiare faccia, in quel preciso momento, ho cominciato a seminare dentro di me il vero male, credo che tutte le volte che mi trasformavo non facevo altro che alimentare il male che avevo dentro. E questo, come un cancro, dalla profondità del mio essere si espandeva sempre di più… per distruggermi." (A. Tango,
Le mie lucciole )
"Caratteristica ulteriormente distintiva della dinamica del Doppio è il disorientamento e la resistenza che qualsiasi personaggio del racconto e il lettore stesso vivono verso l'accettazione di una doppia figura, là dove ci se ne attende una sola: il disagio profondo di vedere riaperta ed evidenziata una frattura che il soggetto aveva storicamente superata."
(A. Aparo, Dal persecutore al compagno segreto )
"Sul Riflesso viene così proiettata la resistenza che egli stesso oppone al cambiamento verso il quale pure è proteso e, cambiato di segno, l'amore omosessuale che vive verso le parti di sé trasferite sul Doppio. L'epilogo giunge con l'ennesimo agito del suicidio-omicidio del Doppio, in luogo di un virtuale recupero rappresentazionale delle parti espulse." (A. Aparo, Dal persecutore al compagno segreto )

Caravaggio,
Narciso. Olio su tela; Roma, Galleria Nazionale dell'Arte Antica.
"Nel Riflesso trovano dunque ospitalità proprio le parti con le quali maggiormente si è intrattenuto, le parti più amate. […]
Infine vediamo che la ricerca condotta dal Riflesso assume netti contorni persecutori, in quanto inabilitanti ogni iniziativa o progetto del protagonista. […]
la spinta a uscire dalla condizione preoggettuale narcisistica viene contrastata dal prodursi del Doppio, che in entrambi i casi, alienandosi dal protagonista, ne preserva le parti resistenti al cambiamento. […]
La vicenda si conclude con la morte del protagonista che, dopo aver vanamente tentato di agguantare il suo Doppio, non trova altra soluzione che il suicidio. Già con la pistola in pugno, vede improvvisamente il suo Doppio ghignargli vicino, gli spara contro, ma accanto alla scomparsa dell'altro è lui stesso a mori-re col petto sanguinante dove l'altro era stato colpito."
"…il Doppio non accompagna la condizione narcisistica se non quando sia contemporaneamente presente una spinta ad abbandonarla…."
(A. Aparo, Dal persecutore al compagno segreto )

Foto di
Livia Nascimben.
"Il capitano è alla sua prima esperienza di comandante; dalla terra si è finora staccato solo guidato da altri. Il capitano, dunque, prima del viaggio non si è ancora autonomizzato dal porto materno. […]
Il capitano avverte gli effetti dell'ansia di fronte al salto esperienziale del distaccarsi dal rassicurante porto e condurre la nave, ma è avviato verso un compito al quale il codice marinaro lo ha già abilitato. […]
Il Doppio costituisce per il capitano una sorta di oggetto transizionale che, mentre partecipa a pieno titolo della realtà, assolve la funzione di mediare il suo rapporto con la realtà stessa e gradualizzare la separazione dall'oggetto materno. […]
I due personaggi si incontrano quando all'uno manca ciò che l'altro ha in eccesso, si incontrano dunque diversi, ma nel segreto della cabina si instaura una relazione per cui i due raggiungono gradualmente una piena intimità mentre parallelamente matura la decisione di separarsi. […]
Il rapporto col Doppio consente al protagonista un dialogo che avrà come culmine la restituzione del berretto, prima donato all'altro e dall'altro provvidenzialmente perso, che costituisce un faro indicatore per operare una scelta e intraprendere definitivamente il viaggio. […]
Il berretto, divenuto oggetto indicatore, si fa testimone del rapporto e suo rappresentante, e come tale lo salva, mantenendo in vita il capitano che grazie al recupero simbolico del Doppio può salvarsi e proiettarsi in avanti al tempo stesso. […]"
(Frasi tratte da A.Aparo, Dal persecutore al compagno segreto. )
Appunti sparsi dal Gruppo della Trasgressione di Sabato 20 Giugno '09
Antonio Tango: …vedevo i miei amici fare progetti, crearsi un futuro, pensare al domani… Io vivevo giorno per giorno…. Anche io ora mi sento più giovane, come se il tempo per un certo periodo si fosse fermato, e invece, senza che me ne rendessi conto, il tempo è passato…
A. Aparo: in che modo il vivere alla giornata e la sospensione dello scorrere del tempo si collegano al tema del doppio?
Giulia: annullare il tempo è collegato con il concetto di onnipotenza, perché se prevale in te l'immagine di un te stesso che si sente onnipotente, arrivato, completo e finito… ti sembra anche di non avere bisogno del tempo per crescere.
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Dall'incontro con le scuole medie superiori del 29 Aprile 2010, San Vittore
Antonio T.: In questo scritto parlo della rabbia che è nata verso mio padre quando vedevo che si comportava in un certo modo con me o con i miei fratelli. Io non ho mai provato a relazionarmi con lui, la rabbia che avevo verso di lui la rivolgevo tutta dentro di me. Essendo in contrasto con mio padre tendevo a evadere le sue regole, se lui mi diceva “non toccare quella borsa” io la toccavo.
Riversando tutto dentro di me mi sono ritrovato nella stessa situazione di Dorian Gray: il mio ritratto invecchia, mentre io non invecchio mai. Ma nel frattempo sono rimasto senza obiettivo. Io infatti desideravo solo farmi accettare, ma per farmi accettare ho messo molte maschere, ho cercato di diventare come mi voleva chi mi stava davanti, ma in questo modo potrei andare avanti all'infinito, perché nel momento in cui passo il tempo a cercare di accontentare tutti, non mi rimane più tempo per crescere.
Sisifo ad esempio, è partito per aiutare il suo popolo, ma poi, dopo che gli ha dato l'acqua, che ne ha fatto del suo Popolo? Sisifo è come Narciso, si è perso a giocare con gli dei.
Anche io ora sono fermo qui, dove mi perdo mio figlio. La sua prima parola, i primi passi, la sua vita quotidiana.
Io ora devo riprendere il mio progetto, perché non devo lasciare che anche mio figlio porti un piccolo masso.