Il baule imperfetto

Lettura dello scritto di Paolo (aggiungere link)

Silvia: il “baule” di cui parla Paolo porta con sé la paura di aprirlo perché all'interno possono esserci cose che ci spaventano. Ma al suo interno possiamo trovare anche la corda che ci può aiutare a tirare fuori Ninnuzzo dal pozzo…. (aggiungere link scritto Nuccio).

Vincenzo: il baule sono quelle cose che ci sono state lasciate, che spesso sono imperfette. Anche la corda fa parte del nostro corredo, sta a noi poi decidere se usarla per farci “un cappio” o se usarla per recuperare il bambino in fondo al pozzo.

Silvia: mi piace molto questa idea del baule come “qualcosa di imperfetto” che ti è stato lasciato. Un passaggio di consegna. Il compito di chi riceve queste cose, non è guardare quanto sono imperfette, ma portarle a compimento.

Silvia: c'è un punto dello scritto che richiama il concetto della “libertà” di cui abbiamo parlato le volte precedenti, è quello in cui Paolo scrive che il punto di partenza per un'analisi è un atto di volontà personale.

Ivano: anche se parlare di analisi non è sufficiente. Ad esempio il detenuto un'analisi dei suoi comportamenti se la fa spesso anche da solo in cella. Al Gruppo non ci si limita a questo, qui i pensieri si “modificano” e diventano “creativi”.

Aparo: questo scritto di Paolo richiama anche lo scritto di Nuccio della Vespa (aggiungere link).

Silvia: Nuccio nel suo scritto dice che può finalmente recuperare il passato perché è una sfida che ora è libero di accettare.

Nuccio: avrei potuto scrivere di tanti altri episodi della mia infanzia in quello scritto. Ma il ricordo di Ninnuzzo sulla vespa è unico. Mentre scrivevo sentivo che non c'era altro da aggiungere.

Aparo: è così infatti. Quell'episodio, pur parlando di persone specifiche, permette a tutti di rivedersi in esso. Magari non tutti abbiamo avuto una vespa, ma ognuno ci vede la propria bicicletta, il proprio aquilone….

Si parla di libertà quando facciamo qualcosa che può anche essere d'aiuto agli altri ma di cui possiamo godere se ci sentiamo liberi di “metterci le mani dentro”.
Quali sono però gli ingredienti che ci permettono di stimolare le persone a “metterci le mani dentro” e sentirsi completamente liberi nel farlo?

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Iannetta: la diga che prima bloccava Nuccio finalmente si è aperta, ed ora può andare ad attingere anche dalle cose positive che ci sono in quei ricordi: sta eliminando quella zavorra che lo teneva ancorato.

Antonio T.: mi sembra che noi siamo liberi quando siamo parte di qualche cosa. Quando ci chiudiamo in noi stessi perdiamo la nostra libertà.

Lettura scritto Santo (link)

Silvia: secondo me non è vero che siamo liberi di pensare tutto il pensabile, in realtà ci sono delle calamite che “attirano” i nostri pensieri, impedendoci di pensarne altri.

Aparo: tutti hanno bisogno di sentirsi liberi. E' inutile pensare che la libertà è tra “tutte” le possibilità. Noi siamo liberi di scegliere tra le cose alla nostra portata. In un determinato momento non si è liberi di andare ovunque, fare qualsiasi cosa e sentire tutto ciò che un essere umano può sentire. Ci sono dei vincoli che determinano la nostra libertà, per cui siamo liberi di scegliere tra quelle strade che ci troviamo davanti.

Il discorso dei ricordi si intreccia con quello sulla libertà.

Dal momento che il passato non è una lastra di marmo, ma una successione di eventi, possiamo dire che gli stessi eventi possono essere visti in modo differente da diverse persone.
Ma gli occhi con cui guardiamo le cose, cambiano di giorno in giorno, di anno in anno. Via via che cambiano questi “occhi” non cambiano gli eventi, ma il significato che essi hanno per noi.

E' come se un evento nel momento in cui si produce venisse colpito dalla luce, la quale si rifrange in dozzine di raggi che si espandono in tutte le direzioni.

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Ciascun raggio porta scritto sopra qualcosa di differente. Non è detto che, nel momento in cui viviamo l'evento, siamo in grado di cogliere tutti questi raggi. Col passare del tempo però, riesci a vedere le cose in modo diverso. Ti accorgi anche di quel raggio che avevi inizialmente ignorato. In questo raggio puoi recuperare quel significato che ti mancava e di cui avevi bisogno.
Per cui se da piccolo, quando vedevi i tuoi genitori litigare, leggevi un raggio su cui c'era scritto che si odiavano e che tu stesso nella tua vita non avresti potuto far altro che odiare, crescendo puoi recuperare un altro raggio che prima avevi ignorato. Su di esso può esserci scritto che tuo padre (o tua madre) in quel momento non è che avesse proprio il massimo della libertà, e che tu non sei obbligato per sempre ad odiare.
Dobbiamo tornare al passato quindi, non per farci seppellire dalle lastre di marmo, ma per decifrare quei raggi che portano un significato diverso da quello che credevamo, un significato da cui oggi è possibile partire per costruire.
L'uomo quindi non ha bisogno di un passato inequivocabile e perfetto, ma di un passato che può essere riletto alla luce dello stato d'animo di oggi.
Non esiste nella nostra testa un marchio così incontrovertibile da non permetterci di cambiare in parte direzione.
Certamente non siamo liberi di essere immediatamente a New York se ci troviamo a Roma, ma sicuramente è possibile decidere se dirigerci verso l'aeroporto o se starcene seduti in poltrona a vedere la tv.

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Tratto dall'incontro dell'11 Gennaio 2010. Scritto da Tiziana.

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