Facciamo la pace

Estratto da una riunione del gruppo del carcere di Bollate

Massimo: (racconta il suo percorso in carcere, i suoi obiettivi per il futuro e i suoi scivolamenti, l'ultimo dei quali a pochi giorni da una sua possibile scarcerazione. Poi pone al gruppo le sue domande.)

Ero così vicino a realizzare il mio progetto… ma ero anche così nervoso per le difficoltà di vita in carcere, che ho fumato due canne. Sono molto deluso e arrabbiato con me stesso. Come mai quel giorno non sono stato in grado di stare nel mio malessere e il giorno dopo ricominciare? Perché proprio vicino all'istanza? Al momento di uscire? Il mio desiderio è ricostruire il rapporto con mio figlio, so che posso farcela. Ora però sto male.

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Aparo: E' comune impegnarsi molto per raggiungere un obiettivo, arrivarci vicino e metterlo a rischio. Ciò accade perché abbiamo conflitti con l'autorità, quella figura da cui abbiamo bisogno di un riconoscimento, ma con cui siamo spesso in conflitto.

Massimo è molto agitato e non riesce a seguire il discorso. Vuole tornare in cella per calmarsi, ma viene invitato da tutti a restare. Ognuno si impegna a fare interventi brevi per consentire a Massimo di riuscire ad ascoltare.

Ivano: L'ultimo mio scritto che ho letto al gruppo in ASL l'ho intitolato "Tormento dormiente". Secondo me, abbiamo dentro un sentimento trasgressivo che dorme e che esplode in determinate condizioni.

Gualtiero: Tuo figlio è un obiettivo più importante della delusione per avere fumato una canna.

Silvia: La canna può accadere. Si può sbagliare. L'importante è che quella canna non diventi l'inizio di una lunga discesa.

Enzo: Quando esci dal carcere non hai il coraggio di affrontare te stesso, le tue insicurezze. Quando stai per uscire senti di non avere gli strumenti per affrontare un problema che non sai nemmeno qual è. Hai bisogno di un nemico per giustificare la tua rabbia, e lo cerchi. Senza rendertene conto. E' la nostra autorità interna che porta a crearci dei nemici. Se non metti davanti al canto delle sirene qualcosa di più bello, ricerchi il conflitto e lo giustifichi inventandoti mille scuse.

Carmine: Ma perché ci si blocca davanti al traguardo?

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Aparo: La prima autorità che interiorizzi è tuo padre. Quando si è vicini al traguardo, si è vicini a ciò che si desidera e si è anche vicini a un cambiamento di status: "dovrò pensare a quale altra meta superiore conquistare, dopo avere raggiunto quel traguardo". Ma spesso non ci si sente adeguati allo status successivo. Di fronte al traguardo, e quindi di fronte a un cambiamento di status, è come se si riaprisse il discorso che ognuno fa con il proprio padre.

Quando sei piccolo hai bisogno di qualcuno che riconosca i tuoi risultati, attraverso il riconoscimento senti di avere raggiunto una competenza e di potere fare delle cose. Ma con le figure che dovrebbero darci questi riconoscimenti, spesso abbiamo dei conflitti. Molti dei nostri padri ci hanno resi incerti sul fatto che quando raggiungiamo un traguardo, riceviamo un riconoscimento.

Se troppe volte da bambini abbiamo sentito -di fronte al raggiungimento del traguardo- che la nostra autorità, invece che darci il suo riconoscimento, ci ha rifiutato, deriso o addirittura punito, allora quando siamo vicino ad un traguardo si riattivano i ricordi antichi di questi conflitti.

Vicino a un traguardo sentiamo la paura che non avverrà il cambiamento di status, che per avvenire ha bisogno dell'approvazione dell'autorità. E nella mente si produce una strana ambivalenza:

  • da una parte sentiamo il bisogno di scappare affinché non si riattivi il ricordo dell'autorità che ci dice… "ce l'hai fatta, ma… non sei all'altezza di ciò che pretendi di essere… non sei all'altezza di te stesso…";
  • dall'altra parte però non ci rassegniamo al mancato riconoscimento, per cui siamo sempre alla ricerca di un traguardo.

Per Massimo credo che la canna non corrisponda alla brama della droga, piuttosto credo che rappresenti per lui una "buccia di banana" su cui poter scivolare a pochi passi dal traguardo: non prendi l'hashish perché lo desideri, ma perché così qualcuno ti dirà che "non sei all'altezza", confermando e giustificando il tuo senso di inadeguatezza.

L'unico modo di superare l'autorità squalificante è farla venire alla luce e diventarne amico. A quel punto, di fronte a un traguardo, l'autorità divenuta tua alleata, ti dirà: Bravo, è ciò che ti meriti!

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Aparo: Se ciò che ho detto è vero, questa dinamica dovrebbe essere riconoscibile nelle nostre storie.

Massimo è rimasto all'incontro e alla fine ha ringraziato il gruppo per avergli fatto cambiare umore e per avergli dato modo di riflettere.

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