Barack Obama

Il discorso / RICOSTRUIAMO L' AMERICA COME LINCOLN

Repubblica — 06 novembre 2008 - Traduzione di Anna Bissanti

Se ancora c' è qualcuno che dubita che l'America sia un luogo nel quale tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, questa notte ha avuto le risposte che cercava. La risposta sono le code fuori dalle scuole e dalle chiese. La risposta sono le persone che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che la loro voce potesse fare la differenza. La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d' America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d' America. È occorso molto tempo, ma il cambiamento è arrivato in America.

Ho appena ricevuto una telefonata molto cortese dal senatore McCain. Ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni, la roccia della mia famiglia, l' amore della mia vita, la prossima first lady della nazione, Michelle Obama. Sasha e Malia: vi amo entrambe moltissimo. Inoltre vi siete guadagnate il cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca. So che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile.

Ma questa vittoria appartiene a voi. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Milioni di americani si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che, a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo, non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la nostra vittoria.

Anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. In questo stesso momento ci sono degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell' Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che si arrovellano chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college.

La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà ripida. Ma io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo! Ci saranno battute d' arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d' accordo con ogni decisione che varerò da Presidente. Ma io sarò sempre onesto con voi. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nella ricostruzione della nazione nell' unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni: mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui. Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: noi ci eleveremo o precipiteremo come un' unica nazione, come un unico popolo.

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nella stessa meschineria e immaturità che per così tanto tempo ha avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c' è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell' unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il Partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti. Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, «noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi». E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro Presidente.

A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre le nostre coste, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano. A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

Una storia di queste elezioni è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta: è Ann Nixon Cooper e ha 106 anni. È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù. A quei tempi le persone come lei non potevano votare perché donne e per il colore della pelle. Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can. Nell' epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

Quando c'era disperazione nel Dust Bowl (la zona degli Usa divenuta desertica a causa delle tempeste di vento degli anni '30-ndt) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can. Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe salvare la democrazia. Yes, we can.

Era lì quando c'erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : «Noi supereremo tutto ciò». Yes, we can. E ora chiediamoci: se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora? Questa è la nostra ora. Dobbiamo reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can. Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d' America.

BARACK OBAMA

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